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Sintesi dell'intervento di Don Virginio Ferrari Stampa
mercoledì 30 gennaio 2008
Vogliamo condividere con tutta la comunità la ricchezza dell'incontro tenutosi sabato scorso, nel nostro Oratorio, con don Virgino Ferrari, salesiano e preside di un liceo di  Bologna. C'è di che meditare!!!
Buona lettura...

Educare oggi nello stile di Don Bosco

E' passato un secolo e mezzo da quando Don Bosco iniziò la sua opera educativa a favore dei ragazzi più emarginati, eppure ancora oggi la realtà giovanile presenta molti problemi.

Ci accorgiamo in questi tempi che l'educazione rimane "l'emergenza"; non è davvero facile essere genitori ed educatori. Il Cardinale di Bologna Mons. Caffara ha parlato di "catastrofe educativa".

Chi ha a che fare con i giovani sente tutta la fatica dell'educazione. Non esistono ricette prefabbricate, né procedure standard perché ogni ragazzo, come ogni uomo è unico e irripetibile, è una scheggia di infinito, un mistero.

Per questo l'educazione è un'arte.

In passato i nostri genitori erano favoriti rispetto a noi. Tutta la società, la comunità in un certo senso educava. La famiglia, la scuola e l'oratorio erano sintonizzati nell'azione educativa. Se un adulto notava un comportamento sbagliato, oppure sentiva i ragazzi usare un linguaggio volgare, subito li richiamava e avvisava i genitori.

Oggi non è più così...

Molti definiscono la nostra società caratterizzata dall'accelerazione della storia.

In altre parole significa che oggi, ogni cinque, dieci anni, avvengono cambiamenti che prima avvenivano in un secolo.

A livello educativo significa che uno in vent'anni cambia quattro secoli. Diventa allora più difficile comunicare, capirsi, intendersi. Oggi poi sono molte le agenzie educative che operano in contrasto con la famiglia: la televisione, la stampa, la strada, il muretto. La famiglia si trova sempre più isolata e sempre più in difficoltà a combattere contro queste agenzie che propongono progetti di vita in genere più attraenti, molto meno faticosi e più redditizi di quelli che propone la famiglia.

Perché studiare? Perché lavorare per prendere poco quando si può diventare famosi senza fatica o diplomarsi in un anno anziché in cinque? (CEPU)

Oggi più che mai bisogna ripartire dalla famiglia.
  • La testimonianza: ciò che educa, prima di qualsiasi predica è la testimonianza. Oggi è proprio qui che siamo in crisi. Non sempre siamo di esempio per i nostri figli.
  • La crisi dell'autorevolezza: in riferimento ai giovani si è scritto "orfani di genitori viventi",  "generazioni senza padri" per sottolineare l'emergere vistoso di un problema educativo: l'abdicazione dell'adulto ai ruoli educativi che gli competono. Al comportamento "genitoriale" si sostituisce un comportamento "amicale". Si usa lo stesso linguaggio, gli stessi vestiti; si difendono i ragazzi sempre e comunque (se a scuola vanno male la colpa è dell'insegnante o dei cattivi compagni) ecc...Questo comportamento all'inizio può sembrare moderno però alla fine provoca gravi danni al ragazzo: lo porta alla perdita di precisi punti di riferimento per valutare la realtà e decidere il proprio comportamento. Il ragazzo non può fare a meno dell'autorità, come l'automobilista non può fare a meno delle righe bianche sull'asfalto o del guard-rail. Nel suo significato etimologico la parola autorità dice capacità di far crescere. Quindi l'educatore si abbassa al livello del ragazzo per aiutarlo a crescere e non viceversa. Se nell'azione educativa anziché crescere il bambino, regredisce l'adulto, il risultato è disastroso.
  • L'amorevolezza: uno degli equivoci più grossi della cultura di oggi consiste nel farci credere che amare i propri figli significhi anzitutto non lasciar mancare loro niente, lavorare sodo tutto il giorno perché abbiano il motorino, il computer, lo zainetto firmato e le scarpe da ginnastica da 200 euro. Non è sufficiente, Qualche anno fa fu trovata cadavere una ragazza nei pressi della stazione Tiburtina di Roma. Aveva 17 anni e si era tolta la vita. Accanto un biglietto per i suoi genitori nel quale c'era scritto: "Cari genitori, mi avete dato tutto, ma non ciò di cui avevo bisogno!". Non basta che i ragazzi siano amati, è necessario che si accorgano di essere amati. Ecco l'importanza di passare con loro del tempo. Dobbiamo riscoprire quei momenti che per varie ragioni nelle famiglie stanno scomparendo. Il tempo della cena insieme, il pomeriggio della domenica trascorso insieme.
Ci si incontra sempre meno. Quando rientra il papà il figlio va in palestra. Quando rientra il figlio il papà va alla riunione. Ognuno cena separatamente, quando arriva. Ci si pesta i piedi il meno possibile, ma non si sta insieme. Ma questo non è clima di famiglia. "Vorrei essere un televisore", scrive una bambina di sette anni "così papà avrebbe un po' di tempo per guardarmi e ascoltarmi...".

A volte si vive in famiglia, ma ignorandosi, come in un albergo. Qualche genitore sembra aver dato le dimissioni. Fai quello che vuoi purchè non mi crei problemi.
  • Educare alla fede: sulla fede ci sono molte posizioni contraddittorie. Per qualcuno "credere" significa sostanzialmente andare a Messa. Per altri osservare i comandamenti. Per altri semplicemente essere battezzati. Sono tutti elementi importanti ma non qualificano la fede cristiana. La fede non è primariamente un insieme di norme da osservare o un insieme di riti a cui partecipare. La fede è un incontro personale e profondo con il Signore Gesù. Il primo luogo dove si fa esperienza di questo incontro è la famiglia. Ritengo, personalmente, che ciò che educa davvero alla fede è la testimonianza della vita, il nostro stile di vita. Siamo capaci noi tutti e specialmente chi è chiamato ad educare a testimoniare con la nostra vita l'Amore e la Speranza che Dio ci dona? Un ragazzo in un tema scriveva:"Le mani di papà e le labbra di mamma, mi hanno insegnato, di Dio, molto più che il catechismo".
 
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