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domenica 21 settembre 2008

La lettera di saluto di Suor Carmen

Forlì, 8 settembre 2008

Suor Carmen Conosco, almeno un po', un Signore con la S maiuscola che, a volte, sembra fare delle cose strane ai nostri occhi, come agli occhi degli uomini. Ma se guardi bene, un po' più a fondo e lo ascolti, le cose strane diventano poi anche vere.
Fa incontrare un uomo e una donna che s'innamorano e poi si sposano.
A una giovane donna, una ragazza, fa incontrare una realtà di vita consacrata e fa nascere nella sua mente e nel suo cuore l'idea che quella vita potrebbe essere anche la sua; questa vita potrebbe essere un modo per donare e per offrire, per spendere la sua vita per gli altri, per il mondo, per la Chiesa. E questo 'Signore', con la lettera Maiuscola, trova il mondo perché questo diventi vero.
Un giovane osserva il suo Parroco e sente crescere dentro di sé una voce che lo spinge al servizio ministeriale e così via.
Ma la cosa più interessante è che i due si sposano ma, il più delle volte, non c'è nessuno che insegna loro cosa significhi, concretamente, essere Moglie - Marito, Madre - Padre. Lo imparano vivendo.
Anche per la giovane che il Signore chiama a seguirlo nella vita consacrata, capita un po' così. Ella si ritrova, con tutta la sua vitalità femminile - giovanile, dentro una famiglia religiosa. Concretamente non sa bene cosa comporti vivere, sul serio, la Povertà, la Castità e l'obbedienza; lo impara piano piano, nella vita, mettendosi alla scuola di Gesù, il Maestro. Impara giorno dopo giorno a vivere da discepola, Comincia a comprendere che cosa significa seguire Gesù attraverso i voti di obbedienza, di povertà e di castità che sono una modalità per vivere ed esprimere l'amore. (qui trovano senso per noi anche i trasferimenti, le separazioni e altro...). Ma la giovane fa tutto questo fidandosi del Signore a cui ha consegnato la sua vita e prosegue il suo cammino. E la strada si apre gradualmente davanti a lei cammin facendo.

Chi entra in seminario diventa Sacerdote, ma non sa bene cosa comporti, cosa voglia dire essere Pastore - Padre dei figli di Dio.

Penso che possiate intuire cosa voglio dire: la vita è bella, ti riserva gioie immense, sorprese speciali; la vita è sacra perché è un dono d'amore, ma a volte non è per nulla facile, guardata con occhi di uomo e di donna, non è per nessuno un scala di CRISTALLO. Chi vorrebbe vederla così, molto spesso ricorre a mezzi, usa sostanze che per un istante lo rendono felice; ma ben presto si accorge di aver sbagliato tutto, di aver tradito sé stesso e anche la vita che è in lui e precipita sempre più nell'infelicità.
Neanche per me la vita è stata una scala di CRISTALLO!!!
Sono nata in una famiglia semplice dove mi è stato insegnato il valore delle piccole e grandi rinunce, ma dove ho sperimentato, concretamente, che cosa vuole dire Amore e Amarsi; soprattutto ho incominciato a percepire che cosa vuol dire sentirsi amato.
Ho sperimentato, giorno dopo giorno, la meraviglia della vita famigliare e nello stesso tempo i sacrifici che essa richiede, perché l'amore diventa il segno di una vita piena per tutti.

Un giorno il Signore mi ha catapultata, per così dire, tra le suore Dorotee e con quella modalità strana, tutta sua. Ho sperimentato la gioia, ma anche la fatica di seguire questo Signore, sebbene in ogni caso, ti offre sempre il centuplo.
Sono stata orientata nell'attività apostolica - scolastica, che ho amato e amo, che ho vissuto intensamente, donando il meglio di me (penso di poterlo dire senza orgoglio perché è la verità). L'ho fatto consapevole dei miei limiti, ma con passione.
Mi passano davanti agli occhi le tante persone, bambini e adulti, che ho conosciuto e amato.
Un giorno lontano, ma per me tanto vicino, sono arrivata qui a Villanova, un po' spaesata perché dovevo ri-orientare la mia testa, infatti mi veniva chiesto molto:
la responsabilità della comunità;
orario pieno nella scuola;
la pendolarità;
l'inserimento in questa realtà parrocchiale; diventata poi speciale per me.

Da subito però mi sono sentita accolta con semplicità e per quello che ero.
A poco a poco ho stretto legami di amicizia vera e profonda.

Sento di avere amato questa realtà di Chiesa, di avere incontrato il Signore con Voi, e mi sono sentita Amata.
Ho amato, pur con tutti i miei limiti, la mia comunità, le sorelle che il Signore mi ha messo a fianco. Ho amato la mia casa, quella che ho sentito la mia casa e come tale l'ho considerata anche nelle sue pareti.
Ora il Signore mi invita ad andare altrove, in quella Galilea dove LUI mi precede e mi invita a ripartire da Gerusalemme, cioè dall'esperienza di ciò che a Lui è avvenuto a Gerusalemme.

Se contassi sulle mie forze mi sentirei già sconfitta - perduta, buona a nulla. Accolgo questo nuovo servizio dalle mani di Colui che è la mia forza, quindi nella Fede e contando sulla preghiera di tante persone che sono certa mi accompagnerà.
I legami non finiscono: siamo responsabili l'uno dell'altro in forza della rete di amicizia che ci lega, in forza della fede, nello stesso Signore della vita.
Sento un forte carico su di me. Se penso alla mia piccola persona, mi sento perduta, ma guardando con lo sguardo di fede so che il Signore cammina davanti a me.
I legami con voi non finiranno. Vi porterò con me, ricordando tutto il 'bello' che insieme abbiamo vissuto. Tutto questo, sono certa, mi diventa sostegno e forza.
Voi non abbiate paura di spendere la vostra vita per il fratello vicino.
Lascio tante belle persone che ho visto crescere e che ora operano nel contesto parrocchiale, negli ambiti più svariati e questo mi rende serena; posso dire che il mio passaggio tra voi non è stato vano o inutile.
Porto con me le ricchezze degli incontri, a partire da quelli del Sinodo, gli incontri con i ragazzi della catechesi, i cambiamenti che ho visto in questi quindici anni e altro ancora. E' un patrimonio che custodisco in un piccolo vaso di creta fragile che sono io, ma che il cuore conserva.
Mi consola il pensiero che stiamo operando tutti per l'unica chiesa: in questo sta la nostra forza, il nostro legame di amicizia.
Venerdì (5 settembre 2008), prima di essere presentata alla mia nuova comunità, ho sostato presso i resti mortali del mio Fondatore Don Luca Passi per chiedere a Lui di tenere accesa quella lampada accesa che mi veniva consegnata, fino al giorno che sarò chiamata a consegnarla a qualche altra e ancora accesa.
Poi gli ho anche detto: mi è chiesto veramente tanto ai miei occhi, non capisco un gran ché, ma in cambio di tutto questo ti chiedo 5 VOCAZIONI. Voi chiedetelo con me e se qualcuno è qui l'eletto lo prego di non dire di no e voi genitori sostenetelo : NON ABBIATE PAURA DI DIRE DI SI' AL SIGNORE.

Un grazie grande a tutti, in modo speciale a don Libero, e la promessa del mio ricordo costante nella preghiera quotidiana.
E voi pregate per me!!!

Suor Carmen          
 
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