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Settimana Santa 2010 - Lettera del parroco e avvisi Stampa
domenica 28 marzo 2010
Cristo infatti è la nostra pace... Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. (Ef 2, 14. 17)
Carissimi parrocchiani di Castiglione, Villagrappa e Villanova,
nel porgervi i miei più sentiti auguri di una Santa Pasqua mi lascio ispirare da due testi piuttosto diversi ma in un certo modo concordanti.
Il primo è tratto dal commento a Giovanni di Sant'Agostino. Il Vescovo di Ippona riflette sulle parole che il Risorto rivolge ai suoi discepoli la sera di Pasqua. “Pace a Voi”.
Perché Gesù augura la Pace ai suoi discepoli? Non c'è forse pace tra loro?
"Esiste certo - risponde il Vescovo di Ippona - per noi una certa pace, quando, secondo l'uomo interiore ci compiaciamo nella legge di Dio; ma questa pace non è completa, in quanto vediamo nelle nostre membra un'altra legge che è in conflitto con la legge della nostra ragione (cf. Rm 7, 22-23). Esiste pure per noi una pace tra noi, in quanto crediamo di amarci a vicenda; ma neppure questa è pace piena, perché reciprocamente non possiamo vedere i pensieri del nostro cuore, e, per cose che riguardano noi, ma che non sono in noi, ci facciamo delle idee, gli uni degli altri, in meglio o in peggio"
Questa è la nostra pace. La pace di Cristo invece si identifica e si riconosce nella persona di Cristo Risorto. Lasciando ai suoi discepoli la sua pace, quale testamento spirituale, Cristo si è impegnato nel non abbandonare coloro che ha redento a prezzo del suo sangue: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Mt 28, 20). Primo frutto della resurrezione è il dono della pace. E' il saluto che Gesù rivolge ai discepoli nel cenacolo: Pace a voi! (Gv 20, 19); non un invito rassicurante contro il timore dei discepoli, ma il segno che inaugura un tempo nuovo che è dono del Padre.
La pace di Cristo non è paragonabile all'accordo stabilito tra gli uomini, non è la tregua tra nemici che cessano di combattere; non è neppure la pace "che il mondo vuole darsi", costruita sulle basi della diffidenza, dell'odio e dell'incomprensione.
"E noi, o carissimi - conclude Sant'Agostino -, ai quali Cristo ha lasciato la pace e dà la sua pace, non come la dà il mondo, ma come la dà lui per mezzo del quale il mondo è stato fatto, se vogliamo essere concordi, uniamo insieme i cuori e, formando un cuor solo, eleviamolo in alto affinché non si corrompa sulla terra": Commento al Vangelo di S. Giovanni, Agostino di Ippona.
Il secondo testo invece è una letterina che Oscar, bambino malato di Leucemia, scrive nientemeno che a Dio stesso, nel bel libro di Eric-Emmanuel Schmitt, Oscar e la dama in Rosa.

Caro Dio,
oggi sono venuto a trovarti. Nonna Rosa mi ha vestito come se si partisse per il Polo Nord, mi ha preso fra le sue braccia e mi ha accompagnato alla cappella che si trova in fondo al parco dell'ospedale, oltre i prati gelati. Insomma, non sto a spiegarti dov'è visto che è casa tua. E' stato un colpo quando ho visto la tua statua, insomma, quando ho visto in che stato eri, quasi nudo, magro sulla tua croce, il cranio sanguinante sotto le spine e la testa che non stava nemmeno più sul collo.
Mi ha dato da pensare. Mi sono sentito rivoltare. Se fossi Dio, io, come te, non mi sarei lasciato ridurre in quel modo.
"Nonna Rosa, sia seria: lei che era lottatrice di catch, lei che è stata una grande campionessa, non si fiderà di quell'essere!".
"Perché Oscar? Daresti più credito a Dio se vedessi un culturista con i muscoli gonfi, la pelle unta d'olio, i capelli corti ed il minislip che ne fa risaltare la virilità?".
"Beh.."
"Rifletti Oscar. A chi ti senti più vicino? A un Dio che non prova niente o a un Dio che soffre?"
"A quello che soffre ovviamente. Ma se fossi lui, se fossi Dio, se, come lui, avessi i mezzi, avrei evitato di soffrire".
"Nessuno può evitare di soffrire. Né Dio né tu. Né i tuoi genitori, né io. "
"Bene. D'accordo. Ma perché soffrire?".
"Per l'appunto. C'è sofferenza e sofferenza. Guarda meglio il suo viso. Osserva. Sembra che soffra?".
"No. E' curioso. Non sembra che abbia male".
"Ecco. Bisogna distinguere due pene Oscar, la sofferenza fisica e la sofferenza morale. La sofferenza fisica la si subisce. La sofferenza morale la si sceglie".
"Non capisco".
"Se ti piantano dei chiodi nei polsi o nei piedi, non puoi far altro che avere male. Subisci. Invece, all'idea di morire, non sei obbligato ad avere male. Non sai cos'è. Dipende dunque da te... le persone temono di morire perché non conoscono l'ignoto. Ma per l'appunto, che cos'è l'ignoto? Ti propongo Oscar di non avere paura ma fiducia. Guarda il viso di Dio sulla croce: subisce il dolore fisico, ma non prova il dolore morale perché ha fiducia. Perciò i chiodi lo fanno soffrire meno. Si ripete: mi fa male ma non può essere un male. Ecco! E' questo il beneficio della fede, volevo mostrartelo".
"Ok nonna Rosa quando avrò fifa mi sforzerò di avere fiducia."
Mi ha baciato.
Buonanotte,
Oscar

Sant'Agostino ce lo dice in modo perentorio. Non è da noi che viene la capacità di uscire dalla rete intricata dei nostri sforzi di pace. La pace che vorremmo costruire noi, quella che nasce dalle nostre mani è una pace fatta di compromessi, è incompleta. Una pace che cresce nel perbenismo e si tinge di cristianesimo. Ma è solo una facciata, perché in realtà sotto sotto, siamo tutti impigliati nella rete, e non è possibile dire la verità fino in fondo, e nessuno si sente in dovere di perdonare.
Basta - si dice - tirare avanti cercando di non fare male a nessuno.
Questo sarebbe anche un buon risultato se ... fosse possibile!
In realtà sappiamo che siamo capaci di ferirci gli uni gli altri quotidianamente. In soli quattro mesi si possono ferire molte persone con il proprio comportamento e il proprio carattere. È inevitabile, direi, a causa della nostra fragilità e della nostra limitatezza.
Come è possibile allora costruire la pace in una comunità di peccatori? Ecco il miracolo della Pasqua.
Non si tratta di sforzarsi nell'evitare gli scontri e i litigi; sforzarsi di essere sempre buoni con tutti. Forse solo in Paradiso ci riusciremo!
Ma qui sulla terra è diverso. È inevitabile che ci siano le divisioni dunque occorre una via che ci permetta di superarle.
Come dice Nonna Rosa, visto che la sofferenza "fisica" che ci procuriamo gli uni gli altri è inevitabile Gesù ci mostra con la sua risurrezione una strada nuova.
La via della fiducia.
Fiducia nei fratelli che oltre a giudicare possono anche perdonare.
Non c'è pace senza perdono. In un mondo in cui tutti fanno il proprio dovere certamente non ci sarebbe bisogno di perdonarsi, potrebbe dire qualcuno.
Ma sinceramente, io, in un mondo così, non ci voglio stare. È un mondo noioso.
Preferisco di gran lunga il mondo redento da Gesù, in cui la sofferenza non è rifiutata ma trasfigurata.
Lasciamo stare per un attimo il buon senso, e proviamoci, di vero cuore a perdonare ai nostri fratelli; anche a quelli che ci hanno ferito; anche se non se lo meritano; anche se sembra che non ci possiamo riconciliare; ... forse la pace di Gesù scenderà in quella casa, e allora sarà veramente una
Buona Pasqua!

Di cuore,
don Davide

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