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Lettera del Parroco e avvisi di settembre 2013 Stampa
giovedì 29 agosto 2013

IL NOSTRO PROGRAMMA: CONOSCERE, AMARE, IMITARE GESÙ!

Ci interroghiamo con fiducioso ottimismo, pur senza sottovalutare i problemi. Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi! Non si tratta, allora, di inventare un «nuovo programma». Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace.
La riscoperta della Chiesa come «mistero», ossia come popolo «adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito», non poteva non comportare anche la riscoperta della sua «santità», intesa nel senso fondamentale dell'appartenenza a Colui che è per antonomasia il Santo, il « tre volte Santo » (cfr Is 6,3). Professare la Chiesa come santa significa additare il suo volto di Sposa di Cristo, per la quale egli si è donato, proprio al fine di santificarla (cfr Ef 5,25-26). Questo dono di santità, per così dire, oggettiva, è offerto a ciascun battezzato. Ma il dono si traduce a sua volta in un compito, che deve governare l'intera esistenza cristiana: «Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts 4,3). È un impegno che non riguarda solo alcuni cristiani: «Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità». (Novo Millennio Ineunte, 30).
Tutti i fedeli del Cristo quindi sono invitati e tenuti a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato. Perciò, tutti si sforzino di dirigere rettamente i propri affetti, affinché dall'uso delle cose di questo mondo e da un attaccamento alle ricchezze contrario allo spirito della povertà evangelica non siano impediti di tendere alla carità perfetta; ammonisce infatti l'Apostolo: «Quelli che usano di questo mondo, non vi ci si arrestino, perché passa la scena di questo mondo» (cfr. 1 Cor 7,31 gr.) (Lumen Gentium, 42).
Di fronte a queste parole tratte dalla Costituzione Lumen Gentium del Concilio Vaticano II e dalla Novo Millennio Ineunte di Giovanni Paolo II affrontiamo la sfida di un nuovo anno pastorale a partire dal mese di feste parrocchiali che ci attende.
Il titolo è eloquente: mettere Gesù al centro di ogni nostro impegno. Lo faremo con il segno dell'Adorazione Perpetua che ci accompagna dal 22 luglio. Lì, Gesù è al centro in modo esplicito ed evidente. Ecco il primo segno di chiamata alla santità.
Vivremo poi durante i martedì di settembre due serate di preghiera e approfondimento sulla missione della Chiesa (3 settembre alla Cava - ore 20) con Mons. Buguzzi, sx, e sulla famiglia (17 settembre alla Cava - ore 20) con Mons. Verucchi.
Continuiamo così la riflessione insieme alle parrocchie dell'unità pastorale, con le quali vogliamo vivere anche un pellegrinaggio insieme a Montepaolo, il pomeriggio e la serata del 16 settembre.
Saremo aiutati infine nella riflessione da un ingresso come postulante di una ragazza di Forlì tra le clarisse di San Biagio (domenica 8 settembre alle 17,30, Chiesa nuova del Convento).
La chiave di lettura è la domanda che spesso ci facciamo: In cosa noi cristiani laici ci comportiamo diversamente da quelli che non credono? Come si vede la nostra fede? Per cosa lottiamo?
Ricordiamo le parole di Gesù: voi siete il sale della terra.
L'adorazione silenziosa, il cammino dell'unità pastorale, la scelta della clausura sono certamente segni che ci provocano ad essere luce del mondo, di questo mondo in cui viviamo.
Le feste parrocchiali di quest'anno saranno un'occasione per riscoprire che, come laici, siamo chiamati a vivere in questo mondo senza attaccarci ad esso, perché passa la scena di questo mondo; a puntare lo sguardo su Cristo, lui che è lo stesso ieri oggi e sempre, autore e perfezionatore della nostra fede.
Siate santi, ci dice il Signore! Aiutiamoci in questo cammino a non dimenticare la meta.

Don Davide

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